Tommaso's profileLa casa del vagabondoPhotosBlogListsMore Tools Help
Lists

Tommaso Querini

Occupation
Location
Interests
Sono abbastanza socievole, adoro conoscere persone nuove, in me perdura ancora il sogno di fare qualcosa di importante per gli altri... Adoro viaggiare! Curioso di tutto!!
Le 10 Canzoni che sto ascoltando di più al momento
Alcuni dei musicisti che ascolto abitualmente in ordine sparso...

La casa del vagabondo

"There's no Place Like Home"
December 29

Educazione e Potere

Con questo post comincia la pubblicazione di una serie di articoli scritti durante il primo anno di università per esplorare la capacità di scrivere brevi appunti di lavoro dettati dall'ispirazione.

Antinomia anche in questo caso. Se l’educazione è una questione di potere, è necessario guadagnarsi questo potere per poter educare una persona in modo anche non-formale. Il rapporto con l’altro è di per sé educativo, ma l’educatore è colui che sa quali sono gli obiettivi di ogni sua azione, o perlomeno tende verso questa condizione.

Per questo motivo, se desidero educare delle persone è necessario che guadagni potere ed influenza nei loro confronti, pur permettendogli di mantenere la loro autonomia.

Ma come fare ad avere potere su delle persone che non sono all’interno di una struttura, pur mantenendo la loro autonomia?

Occorre a questo punto discutere su qual è il significato di autonomia, quali sono le caratteristiche della persona autonoma:

-la persona autonoma è in grado di decidere da sola ciò che è meglio per essa

Stando a questa definizione coloro che scelgono consapevolmente di fumare e bere non sono delle persone autonome.

-la persona autonoma è una persona che percepisce di avere il controllo delle sue azioni e volge queste azioni secondo i suoi atteggiamenti e le sue intenzioni.

Autonomia è quindi in stretto legame con un senso di autostima che porta la persona a legarsi in modo quasi indissolubile a quella che è un’identità. Può esistere identità senza autostima?

Secondo Freud il primo strato di autostima deriva dal narcisismo infantile, che è una delle prime forme di percezione di identità.

Ma non siamo ancora giunti alla definizione corretta.

Perché possono esistere persone con bassa autostima che però hanno un’identità. Essendo però in uno stato di scontentezza tenderanno a saltare da un’identità all’altra, per riparare alla percezione di mancanza di controllo sugli eventi.

E’ quindi molto facile avere una relazione di potere su di una persona non-autonoma o con bassa autostima.

L’obiettivo di questa educazione dovrà essere la graduale educazione alle scelte e all’autonomia, ma vi dovrà essere inizialmente un rapporto di potere, un legame nato dalla necessità di un’esperienza vicaria.

December 19

Ultimo

Probabilmente questo sarà l'ultimo intervento dell'anno. Fa senso dire alle persone "Ci vediamo il prossimo anno", eppure è così... un'altra imposizione dell'homo faber quella di dividere il tempo in decimi, in millesimi e in un primo (o forse secondo) tempo settimane, mesi, anni. Sono brillo, in una specie di Nirvana che si spalma tra le mura di una casa sconosciuta a me conosciuta, con il dirimpettaio gatto che sbattona le sue unghie accuminate sul vetro di una finestra che non risponderà. Ci vuole del coraggio per mettere su telematica carta queste parole. Ma in parte ne vale la pena. Necessito di un summary, di un sentirmi circondato di spermatozoi sviluppati in persone, con sogni, parole, amori. Ammanco di sottigliezze imperiali, della poesia per definire perfetti questi momenti. Con in suo sbattere di coincidenze, le sue sigarette fatte su e poi fumate fino al filtro. Del bisbigliare a me tanto odiato che diviene trastullarsi, ondeggiare, tremare di viscere fisiologiche. Che nonsense in mezzo a questo senso. Che follia in questo cincischiare... Davvero non lo so... non lo so come guardare questo 2008 di viaggi e amicizie comprese... questo 2008 solo in compagnia... in cromatico coma etilico, recettori muscarinici si attivano serotoninergici... si avvicina il mio sarcoma polmonare come una vecchia creatura estratta e plasmata dai quadri di Max Ernst... siamo tutti perfezione chimica... siamo un sobillante parlottio di televisore in un silenzio siderale... siamo il nulla che osserva il tutto... siamo gli occhi di persone che in un futuro leggeranno questi pensieri e rileggeranno la follia. Niente ha senso... immersi nel nichilista tentativo di trastullarsi con le parole piuttosto che con i fatti. E poi correzioni grammaticali, richiamarsi ad una ragione estrinseca, per non lasciarsi andare ad una marea di parole... Va tutto bene... va davvero tutto bene... Assaporai il freddo di un centro sociale, le sue albe da molteplici finestre... sentii Borges nell'anima e poi Manuel Scorza ed un latinoamerica pulsante dentro me... sentii la Turchia, riflessa tra le insegne gozzoviglianti dei kebabbari di Viale Europa... sentii tutti i luoghi che mi mancarono... sentii tutto il mondo che mi mancava nell'abdicare all'Amore... sentii i miei vent'anni pesarmi nel senso di una cifra tonda... sentii lo steso senso privarsi della sua livrea di bellezza e gettarsi nel biologico tran-tran... sentii le sensazioni... sentii di sentire per necessità, di non-scrivere per bisogno e di scrivere per sforzo. Sentii il pulsare delle pareti bianche che immillano i miei pensieri... sentii di essere in mezzo a mille significati e di non coglierne alcuno... Compresi di essere il nulla senza talento, colui che aveva sotterrato i suoi averi nel nascondiglio di gatti e volpi... sentii il peso di ogni puntino di sospensione davanti all'arte e il delicato pacchiano di tutto ciò che arte non è, ma che tale diviene agli occhi di guarda... E poi capii, nell'arrafazzonatezza dei neologismi, che il Finale di Partita era già deciso, che avevo fallito in principio il mio continuo citare autoreferenziale... e solo mio avviavo alla morte, solo una morte nel pulsare del mondo... solo una morte.
September 16

Farfalla Morente

Più non pesa l'ingrata attesa
rimasto qui con la mano stesa
imbastita a gramo sudario.
Mi basti sentir nel fluir vario
il vero senso del rito silente
giacchè penso le mie dita lembo
alla sua vita e il palmo grembo
sterile si che un salmo, dolente
scorgo di fata l'alato spasmo
aborto del volo suo lucente.
La livrea spezzata che calmo
accarezzo, m'accorgo da vivente
divien morto velo di vento
ed è con livore ormai spento
che svelo questo pezzo di niente.
July 12

La Stella Incastonata

Come l'acqua della bottiglia ormai agli sgoccioli che sta qui accanto a me a condividere l'aria torrida, con un sussulto impercettibile la giornata mi è d'improvviso discesa al basso ventre lasciandomi,, almeno all'apparenza gravido di pensieri.
Se mi guardo indietro, ciò che vedo è il primo di una lunga serie di giorni fecondi che dovranno, a mia detta, consentirmi di assaporare meglio il maggior tempo libero estivo e renderanno questa estate l'esempio modello della mia continuità e della chiarezza di intenti.

Ma ci sono proprio io dietro a queste parole?
Non posso che rispondere di sì e anche, se posso dirlo, con una punta di orgoglio.
A dire il vero, ciò che più mi lascia stupito è il valore che prende il silenzio quando non è accompagnato dalla musica o da altre attività se non la contemplazione.
Dopo una cena solitaria e insipida la miglior scelta, in mancanza di sigarette, non poteva che essere la seggiola, il buio e il terrazzo... e quel poco di mondo che l'Uccellis mi consente di vedere.
La Luna tremolava come l'immagine di una pellicola, quando scorrevo lo sguardo tra le colonne di metallo del cornicione, tenendomici sospeso in equilibrio.
I suoni dell'esterno si confondevano con quelli dell'interno 5, il mio, dandomi la sgradevole sensazione di stare per riceve una visita inaspettata quanto sgradita, in quel particolare momento.
Soffrivo il silenzio in silenzio e ciò che potevo chiamare rumore era composto da soffi concisi di auto lontane, tediosi borbottii di quelle più vicine, voci di moltitudine e musica terribilmente di cattivo gusto.
Lo radical-chic d'opinione, o come preferite chiamarmi, era terribilmente offeso dalla totale indifferenza della città e degli abitanti al suo desiderio di genuinità.
Se mi sento di rimproverare qualcosa alla maggioranza della moltitudine, quel genere di cose che tendono poi a comprendere uno stile di vita nella sua interezza, è la mancanza di gusto estetico, l'incapacità di stare fermi, guardare la bellezza e saperle corrispondere lo sguardo.
 "Quando vedi una cosa del genere è come se Dio ti guardasse fisso solo per un secondo. E se stai attento puoi ricambiare lo sguardo." (American Beauty)

Ecco, per l'appunto.
Ma non era solo questo ciò di cui volevo parlare...
La questione è che fuori da casa mia c'è un'albero (ulteriori precisazioni dopo il periodo da botanico autodidatta) e che incastonato tra le foglie, come una bacca lucente di aghifoglio, premeva un intero pianeta.
Non potevo, non volevo spostare la testa o avrei perso quell'attimo.
Quel puntino di luce in quel momento era entrato nella mia memoria, succhiando verso di sé tutto il resto dell'atmosfera, stabilizzando suoni e odori a moda di legami chimici fissi e inscindibili...
Un nuovo ricordo.
Un altro gracile esserino, che al posto delle membra ha dei filamenti sottili che lo legano a mille altri come lui... il suo respiro ora mi pare quello tremante di una ragnatela che attende il padrone alla penombra del ronzio elettrico di un lampione... e come quell'astro, la si potrà vedere solo quando sarà l'occhio attento ad incastonarla controluce.
Con che coraggio mi chiedo, ora che il silenzio si riflette come una luce sui contorni della bottiglia ormai vuota, ho annegato, soffocato, bruciato quegli attimi di vita passata, lasciandoli anneriti, avvizziti, accatastati in una terra senza nome, sepolti tra le colline come le spoglie di antichi eroi che ci avevano per un attimo rapito l'animo. Non ritorneranno a casa... nelle lunghe notti di gelo che verranno non potranno raccontarmi le gesta di cui i miei occhi ed il mio animo furono capaci.
Quella che vergo stanotte è la requie dei dimenticati, dei non-nati che ora premono alle mie porte... e se ora spengo la luce posso sentirli assalirmi, danzarmi intorno, stringersi intorno a me con le mani giunte... mostri gementi e senza volto, irriconoscibili. Posso camminare nel buio per raccattarne i cocci, fino a ricomporre un'urna che ne contenga gli inutilizzabili resti.
Ogni tanto li sento ridere di me... perchè se mai la mia strada incrocierà di nuovo la loro, sarà come essere presentati ad una persona che già sentiamo di conoscere perchè in parte o del tutto ci ricorda qualcuno di cui proprio non ricordiamo l'identità, eppure continuamo a fissarlo, seppur con la coda dell'occhio e intanto ci arrovelliamo...
E' da 2 anni oramai che una parte di me è viandante in quegli smisurati sentieri a inseguire le tracce di quegli esseri fatati.
Di quelli che rimangono tuttora miei, e che guardo da un colle come il latifondista con il suo bestiame, ne posso accarezzare il manto con lo sguardo, di tanto in tanto mi sollazzo a catalogarli, più spesso desiderei scrivere dei loro movimenti, del loro vivere inquieto e della loro natura cangiante... ma va anche detto che qualcuno lo potrebbe già stare facendo per me e che non sono mai sazio di possederne sempre di nuovi.
Per questo continuo a vivere e il ricordare e lo scrivere sono quel non-vivere che rendono vivibile il vivere.





June 13

Dolorosa Simpateticità

Pensaci…

Pensa al tuo benessere, al tuo ottimismo che staziona in pausa in questa stazione, fiera della bruttezza (uomo dall’occhio schiacciato), della solitudine (signora con occhiali in tuta marrone a strisce rosa), della diversità (africana che parla una lingua incomprensibile a quel mondo), della malattia (donna con testa pelata e lieve ricrescita nera), della deformità (donna che cantilena, ripetendo le stesse cose all’altra che la ascolta e fa le stesse domande: il suo sguardo idiota, il suo pesante neo sul mento).

E’ come se ad un tratto aprissi gli occhi e vedessi quanta ripetitiva sofferenza c’è attorno a me, buste di plastica della Screm Ortofrutticoli, ombrelli gocciolanti, sguardi persi di dementi, una donna ha in mano delle lastre in una grossa busta in carta gialla riciclata… che verdetto conterranno? Quanto ulteriore dolore prima dell’ultimo respiro?

Un principio di nausea, sperato ed esasperato, mi accoglie. Finalmente mi si offre un quadro del grottesco e dell’orrido che non mi lascia fantasticante ma atterrito. Finalmente un barlume di sensazione negativa, forte e voluto peso dell’autosuggestione.

Provo pietà? Provo pena per questi casi umani o mi sto solo perdendo in loro?

E a che cosa mi serve tutto questo, se non a sfiorare il troppo pieno delle lacrime, a inumidirmi l’animo per poi tornare ai miei affari sacrosanti?

Vedo volteggiare un pezzo di plastica dal finestrone. Questo mi suggerisce American Beauty, mi suggerisce "stai a guardare perché questo attimo ti può essere di denso significato".

E insomma come fronteggerai il dolore e la sofferenza quando busseranno alla tua porta?
Con che intensità abbraccerai il tuo destino quando ti porrà le braccia attorno al collo?
Credi che riuscirai per sempre a vedere il bello in tutto? A sperare, ad agire, a non stancarti mai?
Credi che sarà sempre il giorno giusto e quando non lo sarà sarai insofferente giusto per un po’?

Occorre essere proattivi.

Avere una asso nella manica, un coniglio nel cilindro, una pallottola in canna, se proprio le cose si fanno disperate…

Sei sempre così certo di te stesso?

Mi sembra di tornare ai vecchi discorsi a rigor di logica, ai botta e risposta tra Suturn e Guardian, storia vecchia che ormai solo io ricordo.

Non sono sempre certo di me stesso, ma mi piace giocare con l’inconscio, prendere per mano i pensieri e condurli dove più mi aggrada, magari ad ascoltare con attenzione un po’ di musica, oppure sul crinale dei ricordi smarriti perché recuperino un particolare a me in quel momento indispensabile.

Allora conducili in questo piccolo girone, fa che giochino la loro partita… provaci a donare un po’ di colore, vediamo se la volontà ti basta…

Vediamo se sei in grado di capire le regole di questa partita…

Come al solito il primo contatto è quello più difficile, arrampicarsi sui loro tratti somatici fino a giungere sulla punta della lingua, comprendere con cosa riempire i padiglioni auricolari…

La moltitudine è per me quella massa di persone alle quali non saprei proprio cosa dire… ed è per questo che spesso la aborro o non la sopporto… io la moltitudine proprio non la reggo, con il suo carico di dubbi, borse tarocche, scarpe firmate, sorrisi falsi, discorsi inutili, sguardi sconsolati…

Non fatemi usare un’altra volta il pretesto del tempo per attaccare bottone, il tempo scorre e noi continuamo a rimanere uguali nelle nostre facezie a proposito di esso...

 E questo mi rattrista e mi impaurisce, facendomi sentire amplificato il peso della routine, l'avvizzirsi dell'ingegno e della creatività…
Ma ecco...l’arrivo di un volto conosciuto modifica subito il mio stato d’animo, il mio tono è come al solito affabile (falso?), no, direi di no… stare assieme ad altri mi impedisce di fare cattivi pensieri ma anche di soffrire assieme a loro.

Invece con la solitudine arriva la gioia dell’immenso, arrivano i travagli dialettici, le grandi lotte e il macinare stanco di idee masticate come un vecchio ciuccio… stando da solo arriva la voglia di cambiare il mondo. Come dice Pessoa:

"Per l'uomo comune sentire è vivere e pensare è saper vivere. Per me, pensare è vivere e sentire non è che il nutrimento del pensare."

E allora la nuca della malata terminale non è più così calva, il neo dell'alienata pare ora invisibile, la solitudine è tranquillità e la vecchiaia è saggezza e tutta la gente di quel piccolo lazzaretto dell’anima, di quell'anticamera di significato da cui mi allontano, non diviene altro che un unico volto sbiadito, di per sé ignorabile.

 
Photo 1 of 1
Un po' di libri consigliati e sconsigliati...
Per un motivo o per l'altro vorrei conversare con...